Stai mollando o stai scappando?

Ho abbandonato tre cose in quattro anni.

Recitazione. Marketing. Una startup che sulla carta sembrava perfetta.

Ogni volta arrivavo al punto in cui i risultati non arrivavano ancora, i dubbi crescevano, e iniziavo a guardarmi intorno. Vedevo qualcosa che brillava altrove. E ripartivo da zero.

Me lo raccontavo come flessibilità. Come intelligenza nel saper riconoscere quando qualcosa non funzionava.

In realtà stavo solo fuggendo dal momento più difficile: quello in cui bisogna aspettare.

La mia storia.

Ho studiato recitazione per quattro anni, in diverse accademie. Ero convinto di avere qualcosa. I provini non andavano, i dubbi crescevano, e a un certo punto ho iniziato a chiedermi se il problema fossi io. Se fossi portato davvero.

Invece di stare lì a rispondere a quella domanda, ho iniziato a guardarmi intorno.

In quel periodo uscivano tanti corsi di marketing. Li ho frequentati quasi tutti. Mi sono buttato dentro con la stessa energia con cui avevo iniziato con la recitazione. Questa volta ce la faccio. Questa volta ho trovato la mia strada.

Ma anche lì, al momento di affacciarmi al mondo e dire "ci sono anch'io", mi bloccavo. E guardavo altrove.

Qualche amico stava aprendo una startup. Mi affascinava l'idea. Ho trovato qualcosa di mio, ci ho lavorato con dei colleghi universitari, era tutto pronto sulla carta.

Al primo rifiuto degli investitori ho lasciato stare.

Guardando quegli anni da fuori sembra quasi comico. Una persona che corre da un campo all'altro, convinta ogni volta di aver trovato la direzione giusta, e che molla al primo vento contrario.

Ma da dentro non era comico per niente.

Il movimento che non è direzione.

In quegli anni ero convinto di essere produttivo. Ogni giorno mille cose diverse. Mai fermo. Sempre in movimento.

Non avevo capito ancora che c'è una differenza enorme tra movimento e direzione.

Il movimento circolare non ti porta da nessuna parte. Ti esaurisce, ti dà l'illusione di avanzare, e ti lascia nello stesso punto di partenza. Come correre su un tapis roulant convinto di attraversare un campo.

C'è una scena nel film Karate Kid, di cui ho parlato anche in questo articolo, in cui il maestro Miyagi dice:

"Quando cammini su strada, se cammini su destra, va bene. Se cammini su sinistra, va bene. Se cammini nel mezzo, prima o poi rimani schiacciato come grappolo d'uva."

Io camminavo nel mezzo. Sempre.

Il vero problema.

Per molto tempo ho pensato che mi mancasse la pazienza.

Non riuscivo ad aspettare i risultati. Seminavo in un campo e prima che il frutto crescesse partivo per un altro. Anni di semi sparsi ovunque e niente da raccogliere, perché non ero mai rimasto abbastanza a lungo nello stesso posto.

La pazienza mi mancava, è vero. Ma quella non era la causa. Era il sintomo.

La causa era un'altra.

Se non sai dove stai andando davvero, ogni cosa che brilla sembra la strada giusta.

Ogni dubbio diventa un segnale per cambiare.

Ogni momento difficile sembra la prova che stai sbagliando percorso.

Ho passato anni senza una direzione chiara. Non sapevo cosa mi piacesse davvero, cosa mi facesse sentire vivo, quale fosse la mia strada. E quando non ce l'hai, il cervello riempie il vuoto con l'entusiasmo per la prossima cosa nuova.

Nel coaching questo si chiama significato. Non nel senso filosofico: il significato è quella cosa che, quando la hai chiara, ti dà la forza di attraversare i momenti in cui i risultati non arrivano ancora. Ti dà un perché abbastanza forte da reggere il dubbio.

Se il perché è debole, il primo ostacolo vince.

Se il perché è forte, l'ostacolo diventa parte del percorso.

La pazienza non si costruisce a forza di volontà. Si costruisce quando sai perché stai aspettando.

Quando hai una direzione chiara, l'attesa non è vuota. È il tempo in cui stai crescendo, anche se non lo vedi ancora. I semi stanno lavorando sotto la superficie, e tu lo sai. Puoi restare lì ad aspettare perché sai cosa stai aspettando.

Senza quella chiarezza, l'attesa è solo incertezza. E dall'incertezza si scappa, sempre.

Una domanda sola.

La prossima volta che senti quella fretta di mollare, di cambiare, di guardare altrove: fermati un secondo prima di farlo.

Stai scappando da qualcosa che non funziona, o stai scappando dall'attesa?

Le due cose si assomigliano molto nel momento in cui le vivi. Ma portano in direzioni completamente opposte.

— Fabio Simonetti
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