Non è l’assenza di problemi a renderci felici
Per tanto tempo ho pensato che per essere felice avrei dovuto “sistemare tutto”.
Niente problemi, niente pensieri negativi, niente complicazioni.
Poi mi sono accorto che era un’illusione.
La vita è fatta di problemi.
Alcuni sono piccoli e si risolvono in fretta.
Altri sono più lunghi, più scomodi, più faticosi da guardare in faccia.
Ultimamente sto capendo che forse non è l’assenza di problemi a fare la differenza, ma il modo in cui li guardo.
Per esempio, per un periodo non mi piaceva il mio fisico.
Mi vedevo fermo, poco allenato, lontano da come avrei voluto sentirmi.
Così ho deciso di iscrivermi in palestra.
Problema risolto?
Non penso proprio.
Perché quella scelta ha creato nuovi “problemi” come:
organizzare il tempo, mangiare meglio, togliere spazio al riposo, affrontare la pigrizia.
Ogni scelta che facciamo genera nuove difficoltà.
Ma forse crescere significa scegliere quali problemi vogliamo avere.
Mi sono accorto che il vero blocco non sono i problemi in sé, ma il modo in cui reagisco.
E, guardandomi con onestà, ho visto tre modi in cui spesso mi sono sabotato.
Il primo è stato negare.
Fare finta che il problema non esistesse.
Riempirmi di impegni, distrazioni, cose da fare, pur di non pensarci.
Nel breve periodo funzionava perché mi sentivo più leggero.
Ma sotto, qualcosa continuava a pesare. E come un terremoto pian piano ha rotto la crosta.
Più lo ignoravo, più cresceva.
Il secondo è stato identificarmi con il problema.
Ingrandirlo fino a farlo diventare “me”.
Iniziare a lamentarmi, a raccontarmi che la colpa è degli altri o delle circostanze.
E mentre mi lamento, in realtà resto fermo.
Era una posizione comoda, perché mi sollevava dalla responsabilità.
Ma alla lunga mi allontanava dalle persone e da me stesso.
Il terzo è stato lasciarmi paralizzare dall’ansia.
Vedere il problema più grande di quanto fosse davvero.
Non affrontarlo non perché impossibile, ma perché nella mia testa era diventato enorme.
E la mia paura superava la difficoltà reale.
Quello che sto imparando — e lo scrivo più per ricordarlo a me che per insegnarlo a qualcuno — è che i problemi non spariranno.
Ma posso scegliere come stare davanti a loro.
Posso evitarli.
Posso lamentarmi.
Oppure posso affrontarli un pezzo alla volta.
Non con eroismo.
Non con frasi motivazionali.
Ma con piccoli passi concreti.
A volte risolvere un problema non mi rende euforico.
Però mi fa sentire più stabile.
Più solido.
Più in pace.
E forse, per me, la serenità non è una vita senza problemi.
È una vita in cui non scappo continuamente da ciò che mi mette alla prova, ma lo risolvo pezzetto dopo pezzetto.
A presto.