La paura del giudizio diventa perfezionismo e poi procrastinazione.

3/28/20263 min read

man standing in front of the window
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Quante volte mi sono fermato pensando di non essere pronto.
Quante volte mi sono detto che non era il momento giusto.
E quante volte, anche quando ero pronto, ho trovato sempre qualcosa in più da sistemare rimandando ancora.

Negli anni, tante voci interiori mi hanno accompagnato.
E, la maggior parte delle volte, non erano alleate.
Erano voci che, invece di spingermi avanti, mi bloccavano.

Nell’ultimo periodo, anche grazie all’aiuto di un professionista, ho iniziato a mettermi davvero in discussione.
Sono andato a osservare alcuni schemi che mi porto dietro da tanto tempo.

E ho visto chiaramente questo:
paura del giudizio → perfezionismo → procrastinazione

Tutto partiva dalla paura del giudizio.
Per evitare di essere giudicato, da una parte tendevo a nascondermi.
Dall’altra, quando non potevo evitarlo, cercavo di controllare tutto.

Doveva essere perfetto.
Ogni dettaglio.
Ogni parola.

Ma la perfezione non esiste.

E nel frattempo il tempo passava.
La motivazione diminuiva.
E quello che era partito come entusiasmo diventava fatica.

Fino a trasformarsi in procrastinazione e spesso abbandono.

Mi sono reso conto di aver iniziato tante idee, progetti, sogni ma ogni volta succedeva lo stesso schema.
All’inizio studiavo, mi preparavo, mi immergevo.

Poi arrivava il momento di espormi.
E lì scattava tutto.

Non mi sentivo mai pronto.
Sentivo che, appena avessi pubblicato o fatto qualcosa, il giudizio sarebbe arrivato.
E quindi rimandavo.

Ma quella procrastinazione non era “leggera”.
Era accompagnata da senso di colpa, frustrazione e una voce interna sempre critica.

Quella voce diceva:
“non sei abbastanza”, “potevi fare meglio”, “non è ancora il momento”.

E così ogni cosa diventava un esame.
Il controllo diventava ossessivo.

Col tempo questo mi ha portato anche conseguenze fisiche come tensioni muscolari, stress, ansia e a volte insonnia.

Negli ultimi mesi ho iniziato a lavorare su questi schemi.
Non li ho risolti completamente, ma ho iniziato a scioglierli, passo dopo passo.

Se dovessi usare una metafora, è come se stessi prendendo un antidoto a piccole dosi, ma in modo costante.

Il primo esercizio che ho provato è cercare l’errore

Uno degli strumenti che mi ha aiutato di più l’ho trovato nel libro
L’ingannevole paura di non essere all’altezza di Roberta Milanese.

L’idea è semplice ma potente:
sbagliare volontariamente.

All’inizio con errori piccoli.
Ad esempio: mandare una mail con una parola scritta male.

Può sembrare banale.
Ma per chi ha paura del giudizio non lo è per niente.

Eppure, succede una cosa interessante:
non succede niente.

Nessuno se ne accorge.
O comunque, non nel modo catastrofico che immaginiamo.

L’ho provato anche io, sia nelle mail che neglj articolj.
E questo, piano piano, aiuta a ridimensionare quella paura.

Il secondo spunto è fare il minimo indispensabile (MVP)

Un altro concetto che mi ha aiutato arriva dal mondo delle startup:
il Minimum Viable Product (MVP).

Invece di creare qualcosa di perfetto, si parte da una versione minima, essenziale, e poi si migliora strada facendo.

Ho iniziato ad applicarlo anche nella mia vita.
Invece di studiare tutto , progettare e sistemare ogni dettaglio ho iniziato a fare il minimo necessario e poi aggiustare mentre vado avanti.

Un aspetto importante è l’ego

Mi sono reso conto anche di un’altra cosa.
Gran parte della paura del giudizio nasce dal nostro ego.

Pensiamo che gli altri siano lì a osservare ogni nostra mossa.
Ma la verità è molto più semplice:
ognuno è concentrato sulla propria vita.

Nessuno sta aspettando che io pubblichi qualcosa per giudicarmi.

Ed è anche grazie a questa consapevolezza che ho iniziato con il mio MVP ed ho aperto il blog, il profilo Tik Tok e il profilo su Substack.

Non è tutto perfetto.
Anzi.

E non mi espongo ancora completamente.
Ma è il mio modo e il mio compromesso per iniziare.
Il mio primo passo.

Spero che questi spunti possano aiutarti a fare lo stesso.
Anche solo un piccolo passo.

E iniziare a sciogliere quella paura del giudizio che, spesso, si nasconde dietro il perfezionismo e ci porta a rimandare tutto.

A presto.