Ho sempre odiato i momenti in cui mi sentivo fermo fino ad oggi.
Ci sono stati diversi momenti nella mia vita in cui mi sono sentito in stallo, bloccato in una quotidianità che non mi faceva crescere. O almeno, questa era la sensazione: i giorni passavano e io rimanevo sempre nello stesso punto.
E uno di quei momenti è proprio quello che sto vivendo ora.
Un momento di cambiamento, senza certezze, ma con tanta voglia di fare.
I giorni però sembrano tutti uguali e la sensazione è quella di essere fermo. Per me questo è sempre stato terribile, perché il mio mantra è racchiuso perfettamente in una parola giapponese: Kaizen.
Il termine Kaizen significa letteralmente “cambiamento in meglio” e rappresenta una filosofia basata sul miglioramento continuo, un piccolo passo alla volta. Per me è il fuoco principale.
Solo che, in certe situazioni, è difficile vedere quei piccoli cambiamenti. E per questo, come in tanti altri momenti, ho sempre odiato queste fasi.
Come faccio spesso quando sento una frizione o una difficoltà, ho deciso di approfondire. Ho letto, riflettuto, ascoltato chi tratta questi momenti con metodo, e ho provato a trovare il mio modo per affrontarli. Non tanto per “uscirne” subito, ma per cambiare punto di vista e ritrovare un po’ di serenità.
Prima di condividere la strategia che sto usando – organizzata in tre punti – voglio raccontare due riflessioni che mi hanno aiutato a cambiare prospettiva.
La prima è che nei momenti di incertezza stiamo mettendo le basi per il nostro cambiamento.
È come se stessimo cambiando pelle. Una pelle più adatta, più forte, più coerente con ciò che verrà. È proprio nei momenti di sconforto che, paradossalmente, trovo la motivazione di crescere e riprendere in mano la situazione.
La seconda riflessione, per me ancora più importante, è stata questa:
valorizzare questi momenti come essenziali per la nostra crescita.
Non viverli solo come una sala d’attesa in cui soffrire finché non arriva qualcosa di meglio.
Ma imparare a starci dentro. A non essere sempre proiettati nel futuro, pensando che saremo felici solo quando avremo ciò che oggi ci manca.
Già solo queste due consapevolezze mi hanno fatto sentire più leggero.
Da qui ho costruito i miei tre punti.
Primo punto: accettare e valorizzare la fase.
Ho iniziato proprio dalla seconda riflessione. Ho scelto di vedere questa fase di stallo come un momento di recupero e preparazione. Mi sono tolto l’ansia di dover fare qualcosa a tutti i costi. Mi sono sforzato di non avere fretta. Questo mi ha permesso di prendermi il giusto tempo, ascoltarmi di più e smettere di pensare ossessivamente al futuro.
Secondo punto: chiarire la direzione.
Con più tranquillità e una mente più fresca, ho iniziato a chiedermi dove volessi andare davvero. Ho messo le basi, senza pressione. Mi sono fatto domande, ho riscoperto i miei valori prioritari, le mie passioni, le mie abilità e ciò che mi fa stare bene.
Terzo punto: passare all’azione, gradualmente.
Non sono passato dalla prima alla quinta. Ho aumentato il passo piano piano. Dopo aver definito la direzione, ho iniziato a programmare piccole azioni. Semplici, quasi banali, ma coerenti. Una lista di micro passi che, sommati, mi stanno portando verso il punto in cui voglio arrivare.
Non sono ancora arrivato alla destinazione.
Ma ho già fleggato diversi micro obiettivi e, soprattutto, non sento più quel macigno sulle spalle.
In un altro articolo parlerò di come mi sta aiutando seguire un piano settimanale e trimestrale, costruito attorno all’obiettivo e ai micro obiettivi che mi stanno portando, giorno dopo giorno, a migliorare e ad avvicinarmi alla meta.
Forse i momenti in cui ci sentiamo fermi non sono davvero momenti persi.
Forse sono il terreno silenzioso su cui sta crescendo la nostra prossima versione.
Se ti trovi anche tu in una fase di stallo, non avere fretta di scappare.
Potrebbe essere esattamente il posto in cui devi essere.
Continua a fare il tuo piccolo passo.
Il resto arriverà.
A presto.