Come affrontare al meglio un colloquio di lavoro.
CARRIERA
Alcune volte, prima di un colloquio, pensavo che quello fosse il ruolo giusto per le mie competenze.
Altre volte ero convinto di fare una buona impressione e “vincerlo”.
Ma il finale era spesso lo stesso: la paura vinceva.
Io, introverso, mi chiudevo a riccio e mostravo il 10% di me stesso.
E dopo il classico “le faremo sapere” non arrivava nessuna chiamata.
Succedeva la stessa cosa agli esami scolastici e universitari.
Studiavo, ripetevo, mi preparavo il discorso.
Poi arrivavo davanti al professore e, magicamente, mi bloccavo.
Davo il mio 10%.
E invece di prendere 29, prendevo 18.
Nell’ultimo anno ho voluto lavorarci davvero.
Ho letto, ho sperimentato, ho fatto colloqui perché volevo cambiare lavoro e ho provato ad applicare quello che stavo imparando, costruendo un metodo che fosse adatto a me e al mio modo di essere.
Premessa importante: per me la crescita personale include anche la carriera.
Non è solo mente o emozioni, ma anche studio e lavoro.
Per questo voglio parlarne qui.
E altro punto fondamentale:
non esiste un metodo sicuro al 100%.
Non perché queste strategie non siano valide, ma perché non dipende solo da noi.
Possiamo fare un ottimo colloquio, ma possono esserci candidati più adatti, oppure l’azienda può cercare qualcosa di leggermente diverso.
Noi possiamo controllare solo una cosa: come ci prepariamo e come ci presentiamo.
Questi sono i punti che, in base alla mia esperienza, mi hanno aiutato.
1. Sapere chi siamo e perché siamo lì
Sembra banale, ma non lo è.
Perché voglio quel ruolo?
In che direzione voglio andare?
Chi sono, oltre al mio CV?
Se queste domande me le faccio solo il giorno del colloquio, sembrerò incerto.
E un recruiter, abituato a fare colloqui ogni giorno, lo percepisce subito.
2. Saper raccontare chi siamo
Dopo aver capito chi sono, la parte più difficile è saperlo raccontare.
Prima di ogni colloquio mi fermo e mi chiedo:
“Cosa voglio che si ricordino di me?”
Non racconto pezzi sparsi della mia vita.
Cerco di unire studi e parte umana: valori, modo di lavorare, rapporto con le persone.
L’obiettivo non è impressionare, ma essere chiaro e coerente.
3. Collegare i miei punti di forza all’azienda
Quando parlo di me, non elenco solo le qualità.
Cerco di spiegare come le mie abilità possano essere utili per quel ruolo.
Se dico che sono organizzato, spiego in che modo questo può aiutare il team.
Sempre con la massima umiltà.
4. Preparare le esperienze in modo mirato
Non ripeto tutto il CV.
Seleziono le esperienze più coerenti con la posizione per cui mi sono candidato.
Mi segno esempi concreti: risultati, difficoltà affrontate, obiettivi raggiunti.
Questo mi aiuta a far capire che posso essere operativo in tempi brevi o che porto già competenze utili.
5. Capire cosa serve davvero all’azienda
Questo punto per me è stato un cambiamento importante.
Per tanti anni sono stato una persona molto insicura.
Dubitavo spesso di me e, nel lavoro come nella vita, cercavo sempre di capire gli altri: come ragionavano, perché si comportavano in un certo modo.
A volte esageravo, arrivando quasi a giustificarli anche quando avevano torto.
Oggi provo a usare quella stessa capacità in modo più sano.
Prima di un colloquio mi chiedo:
di cosa ha davvero bisogno questa azienda?
Quale problema stanno cercando di risolvere con questa assunzione?
Faccio qualche ricerca, leggo bene l’annuncio, provo a mettermi nei loro panni.
Non per annullarmi, ma per capire come posso essere utile io.
Quando ho iniziato a fare questo passaggio, ho visto una differenza enorme.
Non ero più lì solo a sperare di essere scelto.
Ero lì per capire se potevo essere una soluzione.
E questo cambia completamente l’energia con cui ti presenti.
6. Fare domande (non solo rispondere)
Per anni facevo il colloquio come un interrogatorio.
Rispondevo e basta. In modo freddo, teso.
Poi ho capito che un colloquio è una conversazione.
Fare domande dimostra interesse e sicurezza.
E mi aiuta anche a capire meglio cosa cercano.
Essendo timido, mi preparo alcune domande prima.
Così non devo inventarle sul momento e mi sento più tranquillo.
7. Lavorare sulla comunicazione
Questa è la parte che sto approfondendo di più.
Per anni studiavo tanto ma non riuscivo a comunicarlo bene.
E nel lavoro succede la stessa cosa: non basta solo sapere, bisogna soprattutto saper esprimere.
La comunicazione, per me, è una competenza trasversale che cambia tutto.
Verso gli altri, ma anche verso noi stessi.
Questi sono i punti che seguo oggi per prepararmi a un colloquio.
Non sono regole universali. Sono ciò che funziona per me.
Ognuno deve trovare il proprio modo.
Se stai leggendo questo articolo perché hai un colloquio a breve, ti auguro di riuscire a mostrare più del tuo 10%.
E se ti va, fammi sapere com’è andata.
A presto.