3 pensieri sulla crescita personale che mi hanno cambiato davvero il modo di vedere le cose - Parte 1

5/3/20263 min read

silhouette of person standing on rock surrounded by body of water
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Non è un articolo di consigli.

È quello che ho imparato sulla mia pelle, dopo anni in cui leggevo tanto, capivo tutto, e non cambiava niente.

Perché capire non basta. Devi incontrare un'idea nel momento giusto, viverla, e lasciare che ti cambi qualcosa dentro. Queste tre cose lo hanno fatto con me.

Forse alcune le conosci già. Ma forse non le hai ancora incontrate davvero.

1. L'1% batte il cambiamento istantaneo ogni volta

Per anni ho aspettato il momento giusto per iniziare.

Il momento in cui sarei stato pronto, formato, sicuro abbastanza. Ho iniziato progetti con entusiasmo enorme e li ho lasciati a metà quando l'entusiasmo si sgonfiava. Ho creduto che il cambiamento vero fosse quello radicale, quello che si sente, quello che si vede subito.

Poi ho incontrato un concetto semplice, che viene dalla filosofia giapponese del Kaizen e che Luca Mazzucchelli e Andrea Giuliodori descrivono molto bene nei loro libri: migliorare dell'1% ogni giorno.

Non il salto grande. Il passo piccolo, fatto ogni giorno, in modo costante.

All'inizio sembra poco. Quasi insignificante. Ma l'1% al giorno, in un anno, ti porta a essere quasi 37 volte più avanti di dove sei adesso. Non è motivazione. È matematica.

Quello che è cambiato in me non è la velocità con cui mi muovo. È il fatto che mi muovo. Ogni giorno, anche di poco, anche nei giorni in cui non ho voglia. Un articolo scritto. Una pagina letta. Una telefonata fatta.

Il cambiamento lento non si vede settimana per settimana. Si vede quando guardi indietro dopo sei mesi e non riconosci più il punto da cui sei partito.

Smetti di aspettare il momento giusto. Il momento giusto è adesso, anche se sei all'1%.

2. La paura del giudizio diventa perfezionismo e poi procrastinazione

Questo schema l'ho vissuto così tante volte che a un certo punto l'ho riconosciuto nel corpo, prima ancora di riconoscerlo nella testa.

Iniziavo qualcosa con entusiasmo. Arrivava il momento di espormi, di pubblicare, di mostrare. E lì scattava tutto. Non mi sentivo mai pronto. Trovavo sempre qualcosa da sistemare, migliorare, rifinire. Fino a quando l'entusiasmo si consumava e abbandonavo.

Non era pigrizia. Era paura del giudizio trasformata in perfezionismo.

Roberta Milanese, nel suo libro sull'ingannevole paura di non essere all'altezza, descrive uno strumento che mi ha sbloccato più di qualsiasi altra cosa: sbagliare volontariamente.

Mandare una mail con un errore. Pubblicare qualcosa di imperfetto. Fare una cosa prima di sentirti pronto.

La prima volta che l'ho fatto mi sembrava impossibile. Poi non è successo niente di catastrofico. Nessuno mi ha giudicato nel modo in cui immaginavo. E quella scoperta, piccola e concreta, ha iniziato a sciogliere qualcosa che portavo dietro da anni.

La perfezione non esiste. Esistono le cose fatte e le cose che restano nella testa.

3. Le decisioni giuste partono dai tuoi valori, non dal tuo umore

Per molto tempo ho preso decisioni in base a come mi sentivo nel momento.

Stanco? La dieta aspetta domani. Entusiasta? Parto con un nuovo progetto. Spaventato? Rimando tutto.

Il problema non era la mancanza di disciplina. Era che non sapevo dove volevo andare davvero. E senza una direzione chiara, ogni decisione diventava pesante, ogni scelta sembrava un rischio.

La svolta è arrivata quando mi sono fermato e ho scritto i miei valori. Non in astratto. Ho cercato di capire cosa conta davvero per me, cosa non voglio tradire, in quale direzione voglio muovermi.

Da quel momento ho iniziato a chiedermi una sola cosa prima di ogni decisione importante: è coerente con chi voglio essere?

Non con come mi sento oggi. Non con quello che si aspettano gli altri. Con chi voglio essere.

Quando una decisione è allineata con i tuoi valori, anche se è difficile, la prendi con una qualità diversa. C'è qualcosa sotto che regge, anche quando la paura è presente.

Conosci i tuoi valori prima di decidere. Sono la bussola che non ti lascia girare in tondo.

Quello che accomuna questi tre pensieri

Nessuno dei tre mi ha promesso una trasformazione rapida.

Tutti e tre mi hanno chiesto di rallentare, guardare dentro, e fare un passo piccolo ma preciso.

L'1% mi ha insegnato che il cambiamento non si sente ogni giorno, ma si vede quando guardi indietro. Lo schema paura-perfezionismo-procrastinazione mi ha insegnato che i miei blocchi non sono difetti. Sono meccanismi che si possono sciogliere. I valori mi hanno dato una direzione quando tutto sembrava ugualmente importante e ugualmente impossibile.

Non ho risolto tutto. Sto ancora camminando.

Ma almeno adesso so in quale direzione.

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A presto,

Fabio